Popoli Amici - VENEZUELA
🇧🇾 Venezuela e il diritto all’autodeterminazione: petrolio, sovranità e repressione economica
Nel cuore dell’America Latina, il Venezuela è tra i Paesi più ricchi di risorse naturali, in particolare di petrolio, una ricchezza che per decenni ha attirato l'interesse e l'intervento delle potenze economiche globali. Proprio il controllo di queste risorse ha rappresentato per il Venezuela un campo di battaglia strategico tra autodeterminazione e ingerenza.
Con l’elezione di Hugo Chávez nel 1998 e l’avvio della cosiddetta Rivoluzione Bolivariana, il Venezuela ha cercato di costruire un nuovo modello politico e sociale, centrato sulla sovranità economica, la giustizia redistributiva e l’integrazione regionale sudamericana. Al centro di questo progetto c’era una decisione chiave: recuperare il controllo dello Stato su settori strategici, in particolare l’industria petrolifera, fino ad allora in gran parte legata a interessi esteri o alle logiche del mercato internazionale.
La nazionalizzazione della compagnia statale PDVSA, già formalmente pubblica ma di fatto influenzata da dinamiche private e internazionali, fu l’espressione più evidente della volontà del Venezuela di riappropriarsi delle proprie risorse per usarle a vantaggio della popolazione. I proventi del petrolio vennero investiti in programmi sociali, sanità pubblica, istruzione, accesso alla casa e cooperazione con Paesi dell’area latinoamericana e africana.
Questa scelta – pienamente legittima secondo il diritto internazionale – è stata tuttavia percepita dalle grandi potenze occidentali non come un atto di giustizia sociale, ma come una minaccia politica. Il fatto che un Paese, considerato fino ad allora parte della “zona di influenza” statunitense, osasse rifiutare le ricette del Fondo Monetario Internazionale, ridiscutere i trattati commerciali e costruire alleanze alternative (con Cuba, Iran, Russia, Cina), ha suscitato una reazione sempre più ostile da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati.
Questa ostilità si è tradotta, negli anni, in una strategia di progressiva destabilizzazione: campagne mediatiche, finanziamento all’opposizione, tentativi di delegittimazione internazionale e, soprattutto, un sistema crescente di sanzioni economiche, culminato in un vero e proprio embargo imposto in forma unilaterale a partire dal 2015 e rafforzato dal 2017 in poi.
Anche in questo caso, diversi Paesi occidentali – tra cui Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Unione Europea e alcuni Stati latinoamericani filo-occidentali (come la Colombia di Duque o il Brasile di Bolsonaro) – hanno appoggiato o attivamente partecipato a queste misure coercitive. Le sanzioni hanno colpito il settore energetico, bloccato transazioni finanziarie, impedito l’accesso a beni essenziali, medicine, tecnologia, e perfino alle riserve auree venezuelane detenute all’estero.
Secondo l’autore di questa analisi, si tratta di un comportamento profondamente incoerente e moralmente discutibile: i Paesi che si presentano come difensori del diritto internazionale e dei diritti umani sono gli stessi che soffocano – per motivi politici ed economici – un popolo che ha scelto un percorso autonomo.
Tali atti, benché giustificati con argomenti legati alla “democrazia” o alla “lotta alla corruzione”, non colpiscono le élite ma milioni di cittadini, aggravando una crisi economica già seria, causata da dinamiche interne ma esasperata deliberatamente da decisioni esterne.
La contraddizione è evidente: il diritto all’autodeterminazione, proclamato solennemente nei trattati internazionali, è sistematicamente negato quando entra in conflitto con interessi strategici dominanti. Il Venezuela non ha aggredito nessuno. Ha tentato – nel bene e nel male – di esercitare la propria sovranità. La risposta è stata una forma di assedio economico, spesso ignorata nei dibattiti pubblici, ma profondamente lesiva della dignità umana.
Raccontare questa storia significa interrogarsi, ancora una volta, su chi ha davvero il potere di decidere quale popolo ha diritto a governarsi da sé. Il Venezuela non è un’eccezione, ma un esempio emblematico di come l’autodeterminazione, se non allineata, venga trattata come una colpa da punire.
Il chavismo oltre la propaganda. Chi ha interesse a oscurare la verità su una rivoluzione popolare nata dal basso?
Nel Venezuela della Rivoluzione Bolivariana, l’arte non è solo decorazione o celebrazione: è coscienza popolare, militanza estetica, strumento di resistenza.
Le sanzioni non sono una politica neutra. Sono atti di guerra finanziaria, dichiarati da governi che parlano di “democrazia” e “diritti umani” mentre negano il diritto alla sopravvivenza.